sabato, 30 giugno 2007

GIRASOLE

Un bel giorno d’estate,  Martino il colibrì  stava volando felice su una distesa di girasoli.

Era uno dei posti che Martino preferiva.

Tutte quelle faccine gialle sotto di lui rivolte verso il sole erano quanto di più bello ci fosse in natura.

Martino attendeva ogni anno con ansia l’arrivo dell’estate dove i colori diventavano più forti e più belli, dove l’aria era profumata e dove il sole rendeva tutto così meraviglioso.

Così quel giorno, mentre stava volando,  si accorse che fra quelle faccine rivolte al sole ce n’era una che però tanto allegra non era.

Allora con un battito d’ali Martino virò verso quel girasole triste che se ne stava lì, tra tutti gli altri, zitto zitto e con gli occhietti bassi.

“Ehilà amico, come ti butta oggi ? qualche problema?”

Il girasole lo guardava senza proferire parola, la corolla era abbassata, i petali, sebbene fossero di un bellissimo giallo vivo, erano piegati verso il basso e conferivano al bel fiore un aspetto veramente triste.

“ehi,amico dico a te, che succede? Stavo volando sopra questo meraviglioso campo e ad un tratto ti ho notato. Certo che oggi proprio non va, eh amico?? Che succede? Perché quel faccione abbacchiato?”

Allora il girasole sospirò pesantemente, tutta la corolla vibrò e con le foglie si asciugò una lacrima che stava scendendo da un petalo.

“Oh caro colibrì, sapessi, sono così triste….  Questa mattina come sempre mi sono svegliato e ho aperto la mia corolla verso il sole. Ero così felice…

Ad un certo punto della mattinata mi è giunto all’orecchio una conversazione di due girasoli due file dietro a me.

Parlavano dell’estate, del sole che fra un po’ se ne sarebbe andato, del tempo che passava.

Sai, io non capivo bene quello che stavano dicendo, anche perché Adalgisa,  l’ape dell’alveare qui vicino, stava facendo un tale chiasso con il suo ronzio che non mi faceva capire nulla.

Allora, ho visto in lontananza la farfalla Clementina, l’ho chiamata e…..”

Il girasole non riuscì più a parlare, scoppiò in un pianto dirotto tanto che si bagnò di lacrime tutti i petali che gli rimasero appiccicati al gambo e lo fecero sembrare ancora più triste.

“Ehi, amico, no no, non fare così, che è successo poi? Dai racconta, sputa fuori il rospo!”

“…l’ho l’ho chiamata…. E lei, lei mi ha confermato tutto! Sì, proprio tutto, e io sono di….disperaaaaaaaaatooooooooooooooooooooooo bhuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!”

“Non ti capisco, se piangi ogni volta che apri bocca come ti posso aiutare? Dai sù, asciugati quei lacrimoni, sù, così, dai prendi il mio fazzoletto, aspetta, toh, c’è qualche piumetta ma è pulito…. Dai sù, ecco così , bravo.

Oh, ora fai un respiro ben profondo e dimmi, cosa ti è stato confermato? “

“Clementina mi ha confermato quello che dicevano i miei due amici dietro, che fra qualche settimana tutti noi ci scoloriremo, appassiremo e diventeremo secchi secchi.

Poi perderemo tutti i nostri semini e non torneremo più ! capisci? Non torneremo più, non potrò più vedere questo meraviglioso sole, questi colori, i miei amici! Oddio ! Bhuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa….”

E giù a piangere.

Martino il colibrì non sapeva proprio cosa fare, certo il problema di girasole era un problema serio, il fiore era veramente triste.

Ad un certo punto a Martino venne un’idea, decise di chiedere aiuto a Cornelia, la quercia saggia della collina dei papaveri, sicuramente lei avrebbe avuto la soluzione per il problema di girasole.

“Senti amico, mi è venuta un’idea, ho il vegetale per te, ci penso io, fidati ! Vado e torno in un lampo, non ti preoccupare, torno prima che tu diventi sec…oops, no scusa, non volevo, ehm, cioè, torno subito, aspettamiiiiiiiiii”

E cosi’ dicendo volò via verso la collina dei papaveri lasciando girasole fra le sue lacrime.

Dopo un breve volo arrivò alla collina.

Certo che Cornelia era veramente imponente.

Le sue fronde lussureggianti erano meravigliose, di un verde carico che sembrava quasi irreale.

Cornelia era una quercia molto vecchia e anche molto saggia.

Era tuttavia un po’ permalosa, non aveva un carattere facile, ed era estremamente orgogliosa delle sue radici.

A causa dell’età era pure un po’dura d’orecchi e non si accorse dell’arrivo di Martino.

“Ehm…. Ehm….. scu….scusi, signora….. ehi, sono Martino sì, ehm, il passero….no, scusi, il colibrì – accidenti, queste cose mi mettono sempre a disagio – ehi….ehm ehm…”

“Mmmmmmh, chi è? Chi mi sta svegliando?… su che ramo sei? E smettila di schiarirti sempre la voce, mi dà fastidio”

“Perdincibaccolina – pensò Martino – la conversazione non inizia nel migliore dei modi”

“Ehm – di nuovo, accidenti! – sì, s…  s….  sono io, Martino il colibrì e sono sul secondo ramo di destra.”

“Ah, sì, ora ti sento, dimmi che c’è, di cosa hai bisogno?”

Allora Martino si fece coraggio, raccontò tutto a Cornelia che stranamente stette ad ascoltarlo in rigoroso silenzio tanto che rivolse verso di lui tutte le foglie di ogni ramo, segnale che Cornelia gli stava dando tutta la sua attenzione.

Quando ebbe finito, Cornelia si scrollò un po’, stette in silenzio per qualche minuto e poi si rivolse a Martino così :

“Martino, è una cosa bellissima quella che stai facendo. Stai cercando di aiutare un amico in difficoltà, un amico che ha un grosso problema.

E’ vero, fra qualche settimana accadrà quello che girasole dice, la sua corolla diventerà meno gialla, si seccherà, il suo gambo pure e cadranno tutti i suoi semini.

Sai, è la legge della natura, è il ciclo della vita che si completa come per tutti gli esseri viventi.

C’è chi vive per un breve periodo, come alcune farfalle, c’è chi vive per centinaia di anni come gli alberi, ma alla fine tutti ci addormenteremo.

Sai, faremo un po’ come gli animali quando vanno in letargo.

Ci addormenteremo in un sonno profondo e sogneremo tante belle cose.

Dì a girasole di non preoccuparsi, anche lui cadrà in questo sonno profondo ma ti assicuro che il sole che lui tanto ama sarà presente in ogni suo sogno; rivedrà ancora tutti i suoi amici animali e rivedrà anche gli amici che si  saranno addormentati prima di lui.

Digli anche che i suoi semini serviranno a far crescere altri girasoli belli come lui e questi a loro volta ne faranno nascere altri.

Dì a girasole di stare tranquillo e sereno,di godersi il calore del sole e di non lamentarsi se Adalgisa ronza troppo.

Stagli vicino e fagli compagnia, vedrai che si rasserenerà .

E’ il ciclo della vita, è normale”.

“Grazie, grazie Cornelia, vado subito a riferirgli quello che mi ha detto.

Grazie per le parole sagge, sono sicuro che girasole tornerà a far splendere la sua corolla gialla”.

E così dicendo volò via verso il campo di girasoli.

Come promesso Martino raccontò a girasole tutto quello che Cornelia gli aveva detto.

Girasole ci pensò un po’ su, si asciugò i lacrimoni e Martino credette di vedere un mezzo sorriso fra i petali.

Da quel giorno girasole si tranquillizzò, fu splendente più che mai, lucidò i suoi petali gialli e si volse verso il sole aprendo la sua corolla più degli altri fiori.

Si godette appieno l’estate che aveva davanti a lui pensando ai sogni che lo aspettavano e immaginando come sarebbero state le corolle dei girasoli che sarebbero nati dai suoi semini.

Martino, felice per aver aiutato l’amico, tornò più volte da Cornelia che diventò sua amica e condivise con lui ancora tante estati.

 SUNFLOWER

 

postato da: Caterina70 alle ore 12:40 | Permalink | commenti (6)
categoria:bambini
venerdì, 29 giugno 2007
...ci andavo sempre molto volentieri.

Ester era la mia baby sitter di un tempo. Si prendeva cura di me quando l'asilo finiva e i miei dovevano lavorare.

Ester era sposata con Riccardo, vivevano in una casina alla fine di una viuzza stretta e a fondo cieco. Ci sono passata davanti proprio oggi e tanti ricordi, tanti profumi, tante sensazioni sono tornate alla mente. Chissà perchè quando si è piccini i cinque sensi sembrano amplificati e i ricordi sono così nitidi e piacevoli.

La casa di Ester e Riccardo era confortante, non era enorme ma c'era tutto il necessario. Profumava di caffè. Ma non di moka... proprio di caffè macinato, avete presente? Forse è proprio per questo che ancora oggi sniffo avidamente le confezioni vuote di caffè quando se ne presenta l'occasione...

Dicevo... la casa non era grande, era...."giusta", era linda, serena, pulita, morbida. Come fa ad essere morbida una casa vi chiederete... beh, questo è quello che sentivo... una bella sensazione...come se mi trovassi in un nido confortante...

Ester e Riccardo sono stati i nonni che avrei voluto sempre avere, mi volevano bene come se fossi loro. Quando Riccardo tornava dal lavoro io mettevo in scena con Ester lo scherzo del piatto vuoto.

Mettevamo a tavola, al posto di Riccardo, un bel piatto fondo coperto da un altro piatto, facendo finta che dentro ci fosse il pranzo. Riccardo arrivava, sollevava il piatto e ovviamente non c'era nulla... non so perchè ma quello scherzo mi divertiva da matti...ricordo ancora la voce di Riccardo e il suo stupore alla vista del piatto vuoto...

Riccardo conservava i noccioli delle albicocche. Non so per quale motivo lo facesse ma le conservava e le metteva sulla tavola da bucato di legno che stava nel cortiletto interno, sotto il sole.  A volte,  il pomeriggio, andavo a vedere a che punto erano i noccioli messi a seccare e mi ricordo che erano ruvidi ruvidi e leggerissimi... che bella che era la casa di Ester e Riccardo...

Davanti, vicino all'ingresso Riccardo aveva sistemato l'orticello e io ero letteralmente affascinata nel vedere crescere zucchine e pomodori... e pure un cocomero!

Ora che ci penso Riccardo ed Ester hanno avuto la capacità di coinvolgermi in tante piccole cose, hanno saputo darmi un amore incondizionato e sincero... lo sento ancora oggi e penso a loro teneramente...

Il pomeriggio ovviamente andavo a fare un po' di nanna ma non prima di aver giocato con Riccardo e di aver fatto le capriole sul letto. Ricordo ancora le lenzuola del lettone di Ester. Ruvide ma profumate, con la luce che filtrava dalle persiane e che mi invitava al riposino pomeridiano.

L'ultima volta che ho visto Ester non abitava più lì. Riccardo non c'era più e Ester aveva sempre le lacrime agli occhi. Aveva degli occhietti piccoli, grandi come quei noccioli di albicocche che suo marito conservava, ma erano azzurri... e buoni.

Aveva i capelli bianchi Ester e la pelle rugosa ma morbidissima... ora penso che neanche Ester ci sia più, spero solo che sia andata a far compagnia al suo Riccardo... chissà se conserva ancora i noccioli di albicocche con sè...

P.S.... Pubblico questo mio stralcio di ricordi sotto consiglio di Ardovig... chissà che non piaccia pure a voi...

postato da: Caterina70 alle ore 19:55 | Permalink | commenti
categoria:ricordi
domenica, 24 giugno 2007
Fedele come un cane

"Così dicean tra lor, quando Argo, il cane,
Ch'ivi giacea, del pazïente Ulisse
La testa ed ambo sollevò gli orecchi.
Nutrillo un giorno di sua man l'eroe,
Ma côrne, spinto dal suo fato a Troia,
Poco frutto poté. Bensì condurlo
Contro i lepri ed i cervi e le silvestri
Capre solea la gioventù robusta.
Negletto allor giacea nel molto fimo
Di muli e buoi sparso alle porte innanzi,
Finché i poderi a fecondar d'Ulisse,
Nel togliessero i servi. Ivi il buon cane,
Di turpi zecche pien, corcato stava.
Com'egli vide il suo signor più presso,
E benché tra que' cenci, il riconobbe,
Squassò la coda festeggiando, ed ambe
Le orecchie, che drizzate avea da prima,
Cader lasciò: ma incontro al suo signore
Muover, siccome un dì, gli fu disdetto.
Ulisse, riguardatolo, s'asterse
Con man furtiva dalla guancia il pianto"
[…]

Omero, Odissea, libro XVII

Dopo vent’anni di assenza Ulisse rientra ad Itaca travestito da mendicante, per vedere “che aria tira”. Il travestimento però, pur dopo tanto tempo, non impedisce ad Argo, il suo cane, di riconoscere il suo padrone.

Non è, ovviamente, l’amore di Penelope. Ma, come ben sa chi ha un cane, l’espressione “il cane è il miglior amico dell’uomo” non è sorta dal nulla.

(dedicato ad un'amica cinofila).
postato da: ardovig alle ore 10:47 | Permalink | commenti (3)
categoria:animali, fedeltà
mercoledì, 20 giugno 2007
Relazioni senza un reciproco

Il negativo e l’immagine

Quando i bambini di qui fanno la guerra
bastano quattro cuscini sul letto per costruire una base
tutti hanno pistole o fucili con il tappo colorato in rosso
alcuni perfino bombe di gommapiuma

allora mi chiedo se i bambini di Beirut giocano alla pace
e come ci riescono
perchè non ci sono case, giardini, genitori di plastica
e morire per finta è facile
ma vivere per finta non si può

Francesco Tassani, Gorizia
postato da: ardovig alle ore 07:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:bambini, guerra
lunedì, 18 giugno 2007
Caterina io e Caterina lei

La prima persona alla quale ho pensato appena letto l'argomento sul quale invitavi a scrivere è Caterina
No no... non sono io ovviamente....
Caterina è la mia "sisterfriend"... il termine non esiste, l'abbiamo coniato per esprimere il legame che si è creato tra noi.
Ci siamo conosciute due anni fa per caso grazie a un blog.
È incredibile come a volte la vita ti mette sulla strada delle persone speciali, e noi due di cose speciali ne abbiamo...
Adesso vi faccio un po' ridere...
Ci chiamiamo entrambe alla stessa maniera, siamo nate nello stesso anno, viviamo a una trentina di km di distanza.
Entrambe appassionate di lingue, Caterina lei già laureata alla scuola interpreti e ora in corsa per la laurea numero due, Caterina io in corsa per la laurea numero uno in lingue e letterature straniere.
Entrambe appassionate di Polizia e Carabinieri, entrambe con tentativi di concorsi per entrare in Polizia, Caterina lei appassionata di criminologia, Caterina io appassionata di cani poliziotto.
Entrambe ci scateniamo ai ritmi caraibici, ormai salsa merengue e bachata non hanno segreti, peccato che manchino i ballerini.
Entrambe vestiamo spessissimo di nero (il negher smegher!) e seguiamo attentamente i quiz culturali alla tv. Entrambe grafomani, scriviamo un bel po', entrambe con l'occhio clinico a cogliere mutamenti di atteggiamenti nelle persone (e se no come avremmo potuto propendere per le professioni investigative?).Entrambe con un rapporto un po' burrascoso con le rispettive mamme, cosa che ci ha dato modo di aiutarci e sostenerci a vicenda in periodi decisamente out per l'una o per l'altra.
Insomma, siamo quasi gemelle separate alla nascita!!!
Il legame che si è creato fra noi è forte, non passa giorno che non ci si senta, la mattina un sms di buongiorno è per il fidanzato e uno è per lei.
E' strano, entrambe abbiamo la sensazione che, anche se ci conosciamo da due anni, la nostra sia una conoscenza molto più datata... non sappiamo perchè ma è così. Ormai ognuna ha fatto partecipe l'altra di segreti e confidenze molto personali, sapendo benissimo che la fiducia non verrà tradita.
È bello sapete... Io so che lei c'è e lei sa che ci sono io. Peccato che le nostre case sono distanti, ma per fortuna i prodigi della scienza e della tecnica ci permettono di tenerci costantemente in contatto.
Che bello questo legame... è invisibile, è un filo ma è di acciaio...
è una bella tessitura di relazioni....

(contributo di Caterina, ovviamente)
postato da: ardovig alle ore 21:09 | Permalink | commenti (9)
categoria:amicizia
giovedì, 14 giugno 2007
Tessere per amore

La più famosa tessitrice dell’antichità fu probabilmente Penelope che, convinta che suo marito fosse ancora vivo, per prendere tempo ed evitare le pressioni dei Proci, che la volevano in sposa, aveva promesso di rinunciare alla speranza di rivedere Ulisse e convolare a nuove nozze una volta terminata la tessitura di una tela.
Omero, nel libro secondo dell’Odissea, ci informa che per tre anni, prima di essere scoperta, di giorno tesseva e di notte disfaceva.

Un esempio di fedeltà e costanza non da poco.
postato da: ardovig alle ore 05:03 | Permalink | commenti
categoria:fedeltà
venerdì, 08 giugno 2007
Paola
Dovendo decidere di parlare delle relazioni che ho tessuto nel tempo, preferisco fare i nomi degli amici e non ricorrere a pseudonimi (anche perchè alla fine mi confonderei anch'io!!).
Quando mi sono trasferita dalla Calabria a Firenze, precisamente sul Mugello, ero completamente sola, una donna di 36 anni che aveva lasciato tutto e tutti per ricominciare da... se stessa.
La prima persona amica trovata è stata Paola, era nella mia stessa classe. Da subito abbiamo legato anche se il suo era un carattere chiuso, molto diverso dal mio, riuscivo ad essere abbastanza invadente a volte :)
Paola è stata un'amica, una famiglia, una sorella, un sostegno e anche di più. Ho visto gran parte del Mugello insieme a lei, mi ha guidato in posti meravigliosi, svelato luoghi di una bellezza incredibile. Lo so che è molto triste perchè sono venuta via, trasferendomi a Torino ma so anche che ha capito, come me, quanto sia stato importante l'esserci incontrate, essere amiche per sempre: la vera essenza del nostro incontro.
Ogni volta che la sento ricordiamo le nostre "avventure", le risate da adolescenti per un nonnulla, i momenti di sconforto e di dubbio: quante ne abbiamo passate insieme! Ecco, Paola sarà sempre un pensiero bello e positivo per me.
postato da: PortamiVia alle ore 19:35 | Permalink | commenti (3)
categoria:solidarietà
domenica, 03 giugno 2007
Dobbiamo proprio scrivere un post sulla timidezza? Maddai!!!
postato da: ardovig alle ore 12:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:timidezza