martedì, 03 novembre 2009
Tessere relazioni... tra ruoli

"Se il piede dicesse: "Poiché non sono mano, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: "Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; oppure la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui". (1 Corinzi 12:15-26).

Con questo esempio, che altri conoscono come l'apologo di Menenio Agrippa, l'aposto Paolo precisa che un insieme di persone, sia essa la società o una comunità cristiana, è composta di membri diversi. Rivestire un ruolo piuttosto che un altro è comunque importante.

Dopo aver chiarito che sul piano spirituale e della dignità umana "non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù". (Galati 3:28) Paolo non si avventura in campagne sociali, anzi, arriva a rimandare al proprietario uno schiavo fuggito.

Perché nel primo secolo dopo Cristo i tempi non erano ancora maturi.



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lunedì, 10 marzo 2008
Tessere relazioni tra possessivi

Così come in alcune lingue esiste il duale, la forma verbale che indica i gruppi di due persone o cose, forse in qualche altra esiste il possessivo reciproco, nel senso che dicendo “mia moglie” o “mio marito” sia chiara non il possesso ma la reciprocità del rapporto, che può anche non essere tra pari come nel caso genitore – figlio.

Ciò semplificherebbe la vita a quella signora che, stufa di essere presentata come “la moglie di Orazio”, per affermare la propria identità esclamò “Io sono Giulia!”.
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domenica, 02 settembre 2007
Tessere relazioni di parità

Non c’è più Giudeo né Greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa. (Galati 3:28)
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